Rieccomi.
Nel bicchiere di vetro solo un fondo di Martini. Ne ho comprato una bottiglia poco fa, assieme ad una bottiglia di Aglianico che porterò domani ad Ivan. Cucinerà per me, flirterà con me e spoglierà me. Per me, con me, me. Antonella è in cucina, col suo computer rosa. So che c’è, anche se non fa rumore. Ed io mi levo le scarpe gettandole in un angolo della mia stanza. La voce della De Sio, recente entusiasmante scoperta musicale, mi ricorda i motivi per cui amo Napoli. Che poi sono gli stessi motivi per cui le ho detto addio. Inizio a dimenticare i nomi delle sue strade, le vie che conoscevo palmo a palmo ed a cui legavo a doppio filo le mie storie, i miei ricordi, i miei uomini. Oggi ho finito presto di lavorare. Nessuna violenza sessuale stanotte, nessuna vittima, nessun carnefice. Forse perché c’era il sole. O forse perché non avevo voglia di far nulla stamattina, dopo aver fatto l’alba a rimettere assieme un puzzle di ricordi che ho tirato fuori dal sacchetto del passato. Ma a Roma è permesso anche crogiolarsi nei ricordi più tristi. Poi basta aprire la porta e scendere per strada, per rendersi conto di quanto fantastica sia questa manciata d’anni che viene chiamata vita. Mi sono innamorato di Roma. Come scrivevo in una missiva stanotte, è stato un lento flirtare. Per poi sentire il bisogno di farci l’amore tutti i giorni. Le mie storie iniziano lentamente a colorarsi e ad intrecciarsi, assumendo le forme di stelle danzanti e catene spezzate e fiammiferi accesi. Sono sereno, certi giorni addirittura felice. Come oggi, che son tornato in questa casa che non è più vuota. “Rido di me, rido del tempo che passa, di questo vento che si ferma a giocare. Così ridendo guardo il mondo ad occhi chiusi, ridere è l'arma, sai, che accomuna gli esclusi. E questo gioco lo regalerò ai miei figli, che lo conservino per tutte le battaglie, contro ogni freddo, ogni pioggia, ogni ghiaccio. Io rido e così, a modo mio, ti abbraccio”. Rido e, buttando giù il fondo del bicchiere, vi abbraccio. Francesco