giovedì, 05 marzo 2009, 01:30

Stasera solo un pensiero, leggero e grato nonostante la stanchezza, ai ragazzini della scuola media in cui oggi abbiamo concluso la parte più importante del progetto sul bullismo che abbiamo condotto assieme all'Ufficio Minori dell'Anticrimine. Sento ancora nello stomaco il pugno delle parole di una canzone che hanno scritto e cantato questa mattina dei bambini (perché, a guardarli con attenzione, sono proprio dei bambini) di prima media. Grazie.
CarrieBradshaw


mercoledì, 04 marzo 2009, 01:44

Perché noi siamo animali italiani, puttane ed angeli di questo grande circo generale.
(“Animali italiani”, Teresa De Sio)

Mi scoccia non poter scrivere liberamente di quello che mi impegna per gran parte del mio tempo. Ancora devo abituarmi a veder passare davanti ai miei occhi le notizie di cronaca che si leggono sui giornali. E saperne di più, ovviamente. E capire appieno quanto l’informazione in Italia sia soltanto un gioco di politica e potere. Pensavo potesse essere figa come sensazione, stare dietro e dentro ed intorno alla notizia. Invece non mi fa né caldo né freddo. E’ stato un pomeriggio intenso, prolungato fino alla seconda serata. Fortuna che stamattina Eddy era venuto a casa per il servizio “sesso a domicilio, all inclusive”, sperando non s’innamori di me. E fortuna che stasera avevo con me i cigarillos consigliati da zio R (e la “r” sta per rincoglionito), che son piaciuti pure ad uno dei miei ispettori preferiti. Tra meno di sette ore si ricomincia. Ma non dovrei avere almeno il tempo per riprendere fiato?

CarrieBradshaw


martedì, 03 marzo 2009, 01:56

Ci sono giochi in cui ci vuole pazienza, devi allenarti sulla lunga distanza.
(“Valzer”, Teresa De Sio)

Alfonso è tornato ieri da Barcellona, ma ancora non si è fatto vivo. Ho visto che era in linea su Msn, stasera, ma non ci siamo cercati. Trovo stupido contattarlo su internet, dal momento che vive a duecento metri da casa mia. Ma lui sembra non capirlo. Il giorno prima di partire eravamo per strada e lui mi ha guardato con tenerezza e mi ha detto: “Quando torno, domenica sera, resti a dormire da me?”. Mi ha riempito di rabbia, perché in quel momento ho pensato che avrei dormito con lui soltanto se non avessi avuto di meglio da fare. E per meglio intendo altri uomini, ovviamente. E’ il rapporto che ha voluto lui, senza legami né obblighi. E dopo diverse settimane la passione da parte mia è calata ai minimi storici. Era inevitabile, mi giustifico. Però mi dispiace lo stesso. Ricordo la prima volta che son rimasto a dormire a casa sua, ci svegliammo decine di volte coi nostri baci e la nostra voglia di fare l’amore. Ora non riesco nemmeno più a lasciarmi andare ai suoi baci. Lo guardo e mi ripeto che, se avessimo saputo coltivare entrambi le nostre emozioni, senza paure e senza muri, poteva nascere qualcosa di bello. “Boh, Alfò. Poi vediamo”, gli ho risposto l’altro pomeriggio per sviare. E’ un caffè tiepido, il nostro rapporto. Riscaldato non lo bevo e freddo è decisamente fuori stagione. Forse l’unica alternativa sarebbe trasformarlo in un cappuccino.

CarrieBradshaw


lunedì, 02 marzo 2009, 02:32

Ma nun avè paura si a marzo nun po' mai sta sicura, che va bbuono accussì.
("Marzo", Teresa De Sio)

Oggi pioveva. Quando ho aperto la finestra, a mezzogiorno passato, ho avuto la forte tentazione di richiuderla. Ma dovevo prepararmi per andare a pranzo a casa di Francesca ed ero già in ritardo. Ho fumato una sigaretta, la mia colazione standard, ripensando ai volti di ieri notte ormai fuori fuoco. Al pranzo con Ivan saltato all’ultimo momento ed alla bottiglia di Aglianico da conservare per la prossima occasione. Al caffè preso a casa di Pietro ieri pomeriggio ed alla sua bellezza deturpata da quella “sc” nell’eloquio che ha sopito ogni mio desiderio della sua carne. Allo svizzero con la camicetta nera ed all’orgasmo soffocato nelle sue spalle in un angolo buio di un locale. Oggi pioveva. E dopo pranzo c’era la giusta atmosfera per due passi nel Cimitero Monumentale del Verano. Non c’era nessuno, soltanto i custodi e degli uomini intenti a sterilizzare i gatti. Faceva freddo e nemmeno la sigaretta, accesa nel segno del rispetto e della complicità con chi già si trova dall’altra parte, è riuscita a riscaldarmi. Camminavamo tra le lapidi, mentre la nostra attenzione cadeva ora su una statua, ora su un nome familiare alla nostra storia comune. E mi son chiesto come sarà la mia lapide. Una tomba maestosa o semplice ed anonima? E cosa ci scriveranno sopra? Mentiranno, definendomi figlio e fratello esemplare? Sarò padre un giorno ed uno dei miei figli scriverà dei versi per ricordarmi? E tra queste domande mi son sorpreso a pensare che sarebbe bello morire a Roma. Oggi pioveva. In auto Caterina ha acceso l’aria calda, mentre tornavamo a casa. E mi sono sentito felice.


CarrieBradshaw


sabato, 28 febbraio 2009, 03:03

E questo è... mimo.
Oggi ho riso proprio tanto. Ma stasera era un diverso ridere, animato da una strana malinconia mista alla voglia di sentirmi vivo. Sono stato con le ragazze al Teatro allo Scalo, un minuscolo teatrino che sta a San Lorenzo. C’era la prima di “E questo è mimo”, di e con Claudio Gnomus, un amico di Antonella. Un’ora e mezza di risate rubate alla nostalgia ed alla poesia del mimo. Quanta tenerezza nelle sue espressioni, nei suoi gesti, nei suoi sguardi. Uno spettacolo delicato, fatto di chiaroscuri che scivolavano naturalmente dall’ esilarante all’amaro, dal sacro al profano, da eros a thanatos. E le ragazze erano lì, sedute sulla panca davanti a me. Me ne stavo raggomitolato nel mio bomber e scrutavo le loro sensazioni dal semplice muoversi delle loro teste. Per poi riempirmi dei loro sorrisi attorno ad un tavolo, dopo lo spettacolo, davanti alle nostre birre. Ora Caterina e Francesca sono a casa loro (che poi è casa di Francesca, ma è una lunga storia). Barbara è nella sua stanza, col trolley pronto per il week-end. Antonella sicuramente già russa, dopo il nostro rituale dell’ultima sigaretta della giornata (che è l’ultima per lei, ma anche questa è una lunga storia). Io sono nella mia stanza, col sampietrino preso lungo la strada mentre tornavamo a casa. Penso a dove metterlo ed ho ancora una gran voglia di ridere.

CarrieBradshaw


venerdì, 27 febbraio 2009, 18:06

Rieccomi.
Nel bicchiere di vetro solo un fondo di Martini. Ne ho comprato una bottiglia poco fa, assieme ad una bottiglia di Aglianico che porterò domani ad Ivan. Cucinerà per me, flirterà con me e spoglierà me. Per me, con me, me. Antonella è in cucina, col suo computer rosa. So che c’è, anche se non fa rumore. Ed io mi levo le scarpe gettandole in un angolo della mia stanza. La voce della De Sio, recente entusiasmante scoperta musicale, mi ricorda i motivi per cui amo Napoli. Che poi sono gli stessi motivi per cui le ho detto addio. Inizio a dimenticare i nomi delle sue strade, le vie che conoscevo palmo a palmo ed a cui legavo a doppio filo le mie storie, i miei ricordi, i miei uomini. Oggi ho finito presto di lavorare. Nessuna violenza sessuale stanotte, nessuna vittima, nessun carnefice. Forse perché c’era il sole. O forse perché non avevo voglia di far nulla stamattina, dopo aver fatto l’alba a rimettere assieme un puzzle di ricordi che ho tirato fuori dal sacchetto del passato. Ma a Roma è permesso anche crogiolarsi nei ricordi più tristi. Poi basta aprire la porta e scendere per strada, per rendersi conto di quanto fantastica sia questa manciata d’anni che viene chiamata vita. Mi sono innamorato di Roma. Come scrivevo in una missiva stanotte, è stato un lento flirtare. Per poi sentire il bisogno di farci l’amore tutti i giorni. Le mie storie iniziano lentamente a colorarsi e ad intrecciarsi, assumendo le forme di stelle danzanti e catene spezzate e fiammiferi accesi. Sono sereno, certi giorni addirittura felice. Come oggi, che son tornato in questa casa che non è più vuota. “Rido di me, rido del tempo che passa, di questo vento che si ferma a giocare. Così ridendo guardo il mondo ad occhi chiusi, ridere è l'arma, sai, che accomuna gli esclusi. E questo gioco lo regalerò ai miei figli, che lo conservino per tutte le battaglie, contro ogni freddo, ogni pioggia, ogni ghiaccio. Io rido e così, a modo mio, ti abbraccio”. Rido e, buttando giù il fondo del bicchiere, vi abbraccio. Francesco
CarrieBradshaw


martedì, 02 dicembre 2008, 01:28

La casa è vuota, questa casa intendo, la mia piccola casa con la mia piccola finestra da cui guardavo il mondo e con cui permettevo di osservare la mia vita. Non l'ho venduta, né data in affitto, né abbandonata. Sicuramente tornerò a viverla ed a riempirla di emozioni e risate e ricordi. Ma al momento preferisco lasciarla vuota, nell'attesa che l'estate finisca. Per chi, nel frattempo, volesse avere mie notizie, può fare un salto sul mio profilo di Facebook. Qualsiasi vostra richiesta di amicizia sarà accettata volentieri. A presto, Francesco.
CarrieBradshaw


sabato, 08 novembre 2008, 03:40

Scusate il ritardo.
Notte di incubi la scorsa notte. Non riesco a metterli a fuoco, né ad intavolare trame o scenari. Ricordo solo che c’era lui, in ogni incubo, in ogni risveglio, in ogni occhiata all’orologio che tengo sulla scrivania. Avevo notato che aveva cambiato nomignolo in chat. Dalla fenice era passato a Lucifero, un pugno allo stomaco senza ragione. Cosa m’importa in fondo? Io sono a Roma, ho iniziato una nuova vita, sto sistemando i primi mattoni del mio futuro. Ho imparato il significato della serenità, dell’equilibrio, del sorridere delle piccole cose. Eppure quella regressione sbattuta in faccia mi ha fatto male. Al punto che stamattina ho cancellato il suo numero di telefono dai miei cellulari. Se non vuole diventare un uomo non posso farci proprio nulla, mi son ripetuto quando – risoluto come non credevo di essere – ho fatto l’unica cosa giusta da fare. E’ stato un gesto semplice e doloroso. Che mi ha fatto ancora più male quando stasera mi ha chiamato, quasi avendo il sentore di non far più parte della mia rubrica telefonica. Una telefonata attesa per mesi ed arrivata con una manciata d’ore di ritardo. Non l’ho nemmeno riconosciuto subito e lui è scoppiato a ridere. Solo in quel momento ho capito che era in perfetto orario per ricordarmi quanto l’abbia fatto entrare dentro di me e con quanta cura lo stia ancora custodendo nelle mie viscere. Mi sono rannicchiato sul davanzale della mia finestra ed è stato come sentirlo per la prima volta, quando ancora era uno sconosciuto per me eppure mi sembrava di sapere già tutto di lui. Ho una disperata voglia di far l’amore con lui, ho una disperata voglia di prenderlo a calci, ho una disperata voglia di trovarmelo davanti e sentirmi perso e ritrovato e illuso e dannatamente felice. Me ne sto qui, di ritorno da un’ubriacatura storica in uno scopatoio qui vicino e  da sguardi senza pudore che mi hanno desiderato e da due chiacchiere con un violinista dagli occhi blu, seduto alla mia scrivania, con la mia candela ai fiori di loto, con il mio letto che improvvisamente è diventato troppo grande e troppo vuoto. Barbara dorme nell’altra stanza, in silenzio. Ed io vorrei soltanto che Ciro fosse qui, perché significherebbe che è diventato un uomo, capace di amarmi e di essere amato da me. Chissà lui cosa vuole.
CarrieBradshaw


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